Rigenerare la città è prendersi cura meglio, non costruire di più.
E’ restituire vita e senso a ciò che esiste senza consumare nuovo suolo.
La rigenerazione urbana che vogliamo mette al centro il bene comune: lo spazio urbano come patrimonio condiviso, non come merce. Ogni trasformazione deve essere misurata sulla sua capacità di ridurre le disuguaglianze, garantire il diritto all’abitare e rafforzare la qualità ecologica e sociale dei territori.
Non accettiamo una rigenerazione che espelle, precarizza o privatizza.
Non accettiamo che la parola “comunità” venga svuotata mentre gli abitanti perdono casa, servizi e radicamento.
Rigenerare la città significa agire a consumo di suolo zero, praticare il riuso adattivo, investire nel welfare di prossimità, nel verde urbano, nelle infrastrutture sociali e culturali. Significa unire trasformazione fisica e giustizia sociale, transizione ecologica e democrazia urbana.
In questo processo, l’arte site specific non è ornamento né strumento di marketing territoriale, ma pratica critica e relazionale. È un dispositivo capace di attivare memoria, immaginazione e conflitto, di rendere visibili le stratificazioni dei luoghi e le voci che li abitano. L’intervento artistico radicato nel contesto diventa spazio di ascolto e co-produzione simbolica, capace di generare consapevolezza collettiva e nuove forme di appartenenza. L’arte, quando è situata e condivisa, contribuisce a costruire senso prima ancora che forma.
Le comunità che abitano non sono destinatarie passive ma protagoniste: portatrici di saperi, diritti e responsabilità. L’azione pubblica deve esercitare un ruolo di guida e regolazione nell’interesse collettivo, orientando gli attori privati e impedendo che la città diventi terreno di estrazione di rendita.
Rigenerare è curare senza espellere, trasformare senza consumare, innovare senza cancellare.
È fare della città un’opera aperta, capace di prendersi cura delle proprie ferite e di generare futuro condiviso.
